L'ora della responsabilità

Rimini - Papa Leone XIV° al Meeting di Rimini: "Il male non si combatte con il male. L'Amore è la legge della vita".

Un messaggio d'Amore senza barriere e senza riserve è quello che Papa Leone XIV ha voluto dare ai tanti fedeli presenti e al mondo intero, con la sua visita al Meeting di Rimini 2026. La presenza del Papa è l'ultima, in ordine cronologico, ad attestare un rapporto tra la Santa Sede e il Meeting di Rimini dura fin dalla prima edizione del 1980 ed è stato accompagnato ogni anno dai messaggi dei Pontefici.

Una tappa fondamentale fu la visita di Giovanni Paolo II nel 1982, quando invitò a costruire una "civiltà della verità e dell'amore". Nel 1991 lo stesso Pontefice definì quella del Meeting una "cultura di frontiera", riconoscendone l'originalità. Nel 2004 Giovanni Paolo II intervenne nuovamente in collegamento, indicando nel cristianesimo un fondamentale fattore di progresso.

Importante anche la presenza di Joseph Ratzinger, che nel 1990 propose al Meeting la sua riflessione sulla Chiesa come "compagnia sempre riformanda". Papa Francesco ha proseguito la tradizione dei messaggi e incontrato negli anni diversi protagonisti e testimoni della manifestazione.

Il Pontefice, in una giornata molto lunga che è iniziata con la visita ufficiale nella Repubblica di San Marino, ha attraversato i padiglioni della Fiera salutato da una folla festante ed entusiasta ed ha visitato due mostre, su Sant'Agostino e su Leon Harmel. La prima, ripercorrendo il percorso esistenziale di Agostino, simboleggia l'incessante e necessaria ricerca della Verità, fatta di domande senza risposta, cadute, lotte interiori ma anche amicizie, dialoghi, dibattiti. La seconda rende omaggio a un imprenditore di inizio Novecento che, ancor prima della Rerum Novarum di Leone XIII, nella sua fabbrica di lana applicò i principi di quello che oggi noi chiameremmo "welfare aziendale".

Al Villaggio dei Ragazzi, Papa Leone XIV° ha ricordato quanto detto anni fa da San Giovanni Paolo II: "Se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, è la comunione". E la comunione, ha detto il Santo Padre, "Comincia con voi giovani, perché voi sapete costruire la comunione con l’amicizia, sapete rispettarvi gli uni gli altri per costruire la pace e il mondo ha bisogno di voi, del vostro entusiasmo, della vostra carità, della vostra fedeltà".

Ai tanti giornalisti assiepati nell'Auditorium D3, il Papa ha dedicato parole di speranza: " Ci sono tante opportunità qui per riflettere sulla nostra vita, sulla società, sulla fede. Ne ho appena visto una, che parla della vita di Sant’Agostino, che parla dell’amore. L’amore è la forza che può veramente cambiare il mondo". "Se noi tutti vogliamo cambiare il mondo, cominciamo con noi stessi", dice Sant’Agostino. Il vostro cuore, il nostro cuore, che è così grande, così capace di amare, non deve essere mai chiuso. Cerchiamo tutti la strada per camminare insieme, per costruire un mondo di pace e di amore".

All'Auditorium B7/D7, ad accogliere il Papa c'era, tra le numerose autorità, il Presidente del Meeting di Rimini, Bernhard Scholz: "Santità, fin dall'inizio del Suo pontificato, e in modo particolare nella Sua enciclica “Magnifica humanitas”, Lei ci invita ad impegnarci nella costruzione di quella città fraterna che trova in Gerusalemme il suo grande ideale. La voglio assicurare che desideriamo contribuire con tutto noi stessi alla costruzione di questa città e seguire il Suo incessante invito a “custodire l’umano” in questo cambiamento d’epoca. Siamo consapevoli che questo è il presente della nostra vocazione che ci chiama, davanti a un futuro pieno di incognite, a rinnovare ogni giorno il nostro impegno responsabile e creativo e, soprattutto, la nostra fiducia nell’Amore che tutto muove e tutto compie".

L'intervento di Papa Leone XIV° è stato, in effetti, davvero affine a quanto ha scritto nella sua prima enciclica, nella quale ribadisce quelli che sono definiti "valori non negoziabili" per i cristiani. In questo contesto, la dignità dell'uomo (e del lavoratore, nei contesti specifici) "non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma è un dono...posto da Dio come espressione del suo Amore". 

E come può, in un'epoca di guerre e odio, essere riconosciuta questa dignità universale se i cattolici non si prendono la responsabilità di diffondere questo messaggio? Dunque, "è l'ora della responsabilità. "L’amor che muove il sole e l’altre stelle" (il versetto dantesco che è il tema del Meeting 2026) non ha perso d’intensità, anche se agisce in maniera non rumorosa. La realtà soffoca nei nostri calcoli e respira nella gloria di Dio". Dunque, "Seguire Gesù Cristo implica una lucida consapevolezza: il male non si combatte con il male, l’amore è la legge della vita. È il realismo della misericordia: anche gli avversari sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, ma più forte è l’amore redentore di Cristo.

In un'ottica di servizio all'umanità, "L’ossessione di preservare la propria influenza, i propri interessi personali non deve far parte dei nostri sentimenti. La gloria di Dio non coincide con la nostra. Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza. Don Giussani intuì che il metodo educativo è quello della promozione del bene del mondo, che implica un confronto rischioso, impegnativo. Assumiamoci adesso questa responsabilità di impegno con Cristo e con il mondo".

E, rivolto alle migliaia di giovani stipati in Auditorium e lungo tutto il percorso della Fiera ha detto: " Cari giovani mettetevi in gioco, apritevi a una vera cattolicità, al di là di un’appartenenza troppo ristretta ad associazioni e gruppi. Uscite incontro a tutti, soprattutto a coloro che soffrono: troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore.
Nell’amore non c’è costrizione, non c’è indottrinamento: c’è amore solo nella libertà, nel dono generoso di sé. La verità s’incontra solo nella libertà".

La Chiesa "non fa proselitismo, si sviluppa per attrazione. Spesso la nostra credibilità è segnata dal limite e dal peccato, ma è il Signore che ci rialza sempre. Amate sempre la Chiesa, amatela e preservatene l’unità. Anche i momenti difficili possono essere momenti di rinascita, come ricordato anche da Papa Francesco".

Papa Leone XIV°, in sintesi, ha ribadito che la pace nasce dall'incontro tra persone capaci di ascoltarsi e riconoscersi nella comune dignità. Il contributo dei cattolici dev'essere quindi quello di trasformare la fede in una cultura capace di confrontarsi con tutti, soprattutto con persone portatrici di tradizioni e culture diametralmente opposte. 

Contro il "falso realismo" che riarma popoli, parole e menti, Leone XIV° propone il "realismo della misericordia" e se anche l'avversario è un fratello, allora  cultura, educazione, lavoro, tecnologia e finanza vanno liberate dalle logiche del potere, del profitto assoluto e della sopraffazione: perché la Verità si raggiunge, appunto, solo con la libertà.

Centrale è stato anche il richiamo alla sinodalità, intesa soprattutto come capacità di ascoltare la Parola di Dio e ascoltarsi reciprocamente. Movimenti e associazioni ecclesiali sono stati chiamati a rinnovarsi attraverso questo "camminare insieme". Bisogna rendere concreta e credibile la comunione, lasciandosi guidare dall'Amore "che move il sole e l'altre stelle".





di Roberto Valeri

22/08/2026

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