
Marche, vendemmia in “chiaroscuro”
Ancona - L’opinione del Presidente Cia Marche Taddei e dei presidenti provinciali Cia.
Il settore vitivinicolo marchigiano condivide tutte le difficoltà che l’agricoltura, in senso più ampio, sta sopportando: ai problemi strutturali in questi ultimi anni si aggiungono quelli generati dalla congiuntura internazionale e, non ultimi, dal maltempo.
Per quanto riguarda il quadro regionale, la situazione è piuttosto diversificata a seconda delle varietà di vite.
– dichiara Alessandro Taddei, presidente di CIA – Agricoltori Italiani delle Marche – I vitigni precoci, come ad esempio il Pinot Nero – che nelle Marche è poco diffuso ma comunque presente, soprattutto nel Pesarese – sono in anticipo di circa quindici giorni rispetto alla norma. Se fino a qualche anno fa la raccolta iniziava subito prima o subito dopo Ferragosto, oggi alcune aziende stanno già vendemmiando. Per i vitigni a maturazione intermedia, come Sangiovese, Merlot, Cabernet e Verdicchio, in diverse aree si registra invece un forte stress idrico. In pratica la pianta, per difendersi dalla siccità prolungata e dalle temperature elevate, rallenta il proprio sviluppo per preservare se stessa. Di conseguenza, in molte zone delle Marche l'invaiatura non si è ancora completata: nei vigneti di Sangiovese, ad esempio, si vedono ancora acini verdi o soltanto leggermente rosati. La speranza è che la situazione si sblocchi rapidamente, perché il rischio è che il grappolo rimanga in queste condizioni, con inevitabili ripercussioni sulla maturazione.
La preoccupazione - sottolinea Taddei - “è ancora maggiore per i vitigni tardivi, come il Montepulciano, dove in molti casi l'invaiatura non è nemmeno iniziata. È vero che anche lo scorso anno si era verificata una situazione simile, ma alcune piogge cadute nel mese di agosto avevano consentito alle piante di riprendersi, portando comunque a una buona annata. Anche per Verdicchio e Trebbiano si osservano dinamiche analoghe, seppure meno evidenti dal punto di vista visivo, perché gli acini restano bianchi. I campionamenti mostrano però differenze significative: nelle zone più fresche la situazione appare migliore, mentre nei terreni più aridi e sciolti, che trattengono meno acqua, le viti stanno entrando in difficoltà. Si iniziano inoltre a notare i primi fenomeni di scottatura degli acini. Esistono strumenti per limitare questi danni, ma la situazione resta comunque preoccupante. Ancora una volta sarà il meteo a fare la differenza”.
Il massimo rappresentante Cia nelle Marche esprime forte preoccupazione, poi, per la tragedia che ha colpito le province di Fermo e Ascoli Piceno e, in parte, anche Ancona: “A Fermo e Ascoli si registrano perdite del 100% della produzione. La preoccupazione non riguarda soltanto il raccolto di quest'anno. La vite produce sui tralci nuovi e, quando questi vengono distrutti da chicchi di grandine grandi come palline da tennis, le conseguenze possono ripercuotersi anche sulle prossime stagioni. In alcuni casi la grandine è stata talmente violenta da lacerare perfino le reti antigrandine. I danni hanno colpito anche il settore florovivaistico.
Cia Marche, a tal proposito, sta raccogliendo tutte le segnalazioni dei danni e chiedendo un confronto con la Regione. “È fondamentale che le aziende presentino le denunce attraverso il sistema SIAN, le procedure sono lunghe e complesse – basti pensare che solo pochi giorni fa si sono chiuse alcune pratiche risalenti al 2013 – ma è nostro dovere rendere evidente la gravità della situazione che sta colpendo non soltanto il comparto vitivinicolo, ma l'intero settore agricolo”.
“Nelle province a sud – conferma Matteo Carboni, Presidente Cia Ascoli-Fermo-Macerata – qualcuno non vendemmierà affatto e vede in pericolo anche il prossimo anno, se non riuscirà a trovare la forza economica per riparare ai danni da grandine. Chi non è stato colpito sta vendemmiando ovviamente in anticipo, ma il caldo inciderà molto sulla quantità, le rese di quest’anno saranno in calo. La grandine, in alcuni casi, si è limitata a togliere le foglie e gli acini, scoperti al sole, sono sottoposti a scottature. Non avremo problemi per la qualità, ma per la quantità di certo”.
Il settore registra non solo problematiche assimilabili a quelle generali dell’agricoltura – aggiunge Sabina Pesci, Presidente Cia Pesaro-Urbino – ma risente anche di alcuni trend delle nuove generazioni, che ad esempio bevono gin tonic o spritz invece del vino durante gli aperitivi, e degli effetti dei nuovi limiti del tasso alcolemico. Nella nostra provincia la vendemmia si svolge regolarmente, al netto delle influenze non positive del cambiamento climatico in atto”.
“Per quanto riguarda la provincia di Ancona – conclude il Presidente Cia provinciale Franco Gianangeli - la vendemmia 2026 inizia con un anticipo di circa 10-15 giorni, causato dalle temperature eccezionalmente alte di questa estate. Già nei primi giorni di agosto alcuni produttori hanno iniziato la vendemmia con il taglio delle uve destinate alle basi spumante. Mi riferisco a varietà come Pinot Nero e Chardonnay. Per i principali vitigni del territorio, invece, come il Verdicchio e quelli destinati alla produzione del Rosso Conero, si inizierà verso la fine del mese di agosto. Dopo gli eventi estremi, tra grandine e gran caldo, ora a preoccupare è soprattutto il mercato del vino. Nelle cantine, infatti, sono presenti elevate quantità di prodotto in giacenza e, soprattutto, si registra un calo strutturale dei consumi di vino, legato anche al cambiamento delle abitudini delle nuove generazioni. Per questo gli addetti ai lavori stanno pensando a un cambio di passo, puntando sempre di più sulla qualità e meno sulla quantità. Per quanto riguarda il Verdicchio, va segnalata l'iniziativa intrapresa dall'Istituto Marchigiano di Tutela Vini, che ha approvato un piano di riequilibrio di mercato per il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC. L'obiettivo è tutelare il prezzo di filiera e gestire l'eccesso di offerta determinato dalle abbondanti giacenze della scorsa stagione. Le misure principali prevedono un taglio delle rese commerciabili: il limite produttivo scende a 110 quintali di uva per ettaro, con una riduzione di circa il 21,4% rispetto ai 140 quintali previsti dal disciplinare. L'altra misura riguarda lo stoccaggio precauzionale: le uve raccolte oltre il limite dei 110 quintali verranno trattenute in cantina fino al 30 giugno 2027. Nonostante questo scenario, si registra comunque un aumento di circa il 2,7% dell'imbottigliamento nel primo semestre dell'anno. Va inoltre sottolineato che più della metà della produzione di vino è destinata al mercato estero. Infine, per quanto riguarda lo stato dei vigneti dal punto di vista agronomico, le uve si presentano in ottimo stato di salute e promettono una vendemmia di qualità elevata”.
di Roberto Valeri
11/08/2026







