Massignano, pubblico e privato, insieme, restituiscono alla comunità il Giardino degli Agrumi

Massignano - Inaugurata l'Oasi Agrumaria del Piceno dopo il recupero finanziato dal PNRR Parchi e Giardini. Tra terrazzamenti, antiche mura e nuove piante, rivive una storia agricola del Settecento.

Le risorse pubbliche, l'iniziativa di una famiglia e il lavoro dei professionisti del restauro hanno riportato alla vita un luogo che rischiava di perdere la memoria di sé. È stato inaugurato oggi a Massignano il Giardino Storico degli Agrumi "Il Crocifisso", recuperato grazie a un finanziamento del PNRR destinato ai parchi e giardini storici e, per quanto riguarda il borgo, grazie a un finanziamento regionale. La riapertura rende nuovamente fruibile l'antico agrumeto e mostra cosa può nascere dalla collaborazione tra pubblico e privato nella cura del patrimonio del territorio.

Il giardino sorge sulle colline di Massignano, in una posizione scelta secoli fa per proteggere gli agrumi dai venti freddi e garantire loro una buona esposizione al sole. L'agrumeto fu realizzato intorno alla metà del Settecento, quando la coltivazione degli agrumi era un'attività economica importante lungo la costa picena. I frutti coltivati qui erano destinati alla commercializzazione.
 
Per Giusy Iacoponi, titolare della struttura, la giornata segna l'arrivo di un percorso avviato nel 2022, quando il progetto fu selezionato per il finanziamento, ma anche l'inizio di una nuova fase. "È un progetto che abbiamo voluto e che è stato faticoso. Siamo soddisfatti per un lavoro fatto di sinergie, di risveglio della memoria, di valorizzazione", ha raccontato. "Questa giornata è un punto di partenza per questo giardino che stava perdendo vita e oggi l'ha recuperata".
 
Iacoponi ha ripercorso anche la storia dell'agrumeto. "Qui una famiglia di Ripatransone volle costruire per la propria attività un agrumeto tra i più sontuosi della zona. Scelse un luogo a ridosso della collina, riparato dai venti freddi ed esposto a sud-ovest". Dell'impianto storico rimangono il primo terrazzamento, le mura e le torrette colombaie, che conservano al loro interno scale elicoidali in mattoni. Una vasca raccoglieva le acque sorgive e piovane, indispensabili per irrigare gli aranci.
 
Il recupero ha riguardato le architetture superstiti e la parte destinata alle coltivazioni. Dove i terrazzamenti più bassi erano andati perduti, il progetto ne ha richiamato l'aspetto originario; dove mancavano tratti delle mura di cinta, una siepe di alloro è stata utilizzata per ricostituire il perimetro del giardino. Sono state conservate le piante più vecchie e ne sono state introdotte di nuove, in particolare di arancio biondo del Piceno.
 
"Il luogo si presentava in uno stato di notevole degrado", ha spiegato l'architetto Fabio Viviani, responsabile tecnico del progetto. "Abbiamo cercato di recuperare nel modo più semplice possibile lo spazio destinato alla coltivazione degli agrumi. Abbiamo conservato le piante più vecchie, alcune delle quali sono davvero antiche, e le abbiamo integrate con nuove piante". Viviani ha ricordato anche la varietà degli agrumi presenti storicamente nell'area: oltre all'arancio biondo, si coltivavano aranci amari, diversi tipi di limoni, bergamotti e sanguinelli del Piceno.
 
Il progetto comprende inoltre un percorso di sosta tra gli alberi illustrato durante l'inaugurazione dall'ecodesigner Marco Nieri. "All'interno dell'agrumeto e nelle aree circostanti abbiamo individuato alcune piante e ne abbiamo messe a dimora altre in punti precisi", ha spiegato. Secondo l'interpretazione proposta da Nieri, le condizioni magnetiche del suolo e la presenza degli alberi possono produrre effetti benefici per chi si ferma nelle postazioni indicate nella planimetria del percorso. "Riteniamo che questi luoghi possano favorire soprattutto il rilassamento e la riduzione dello stress", ha aggiunto. Le sedute invitano i visitatori a fermarsi nel giardino; le ipotesi relative a effetti su specifici organi appartengono all'interpretazione dell'ecodesigner.
 
L'apertura del giardino rappresenta un'opportunità anche per Massignano. "Grazie a questo recupero, la struttura torna a essere fruibile sia per le comunità locali sia per i molti turisti che ogni anno affollano la costa picena", ha dichiarato il sindaco Massimo Romani. Il giardino può così tornare a raccontare una parte della storia agricola del territorio a chi ci vive e a chi arriva per conoscerlo.

Il senatore Guido Castelli, commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma del 2016, ha sottolineato la passione della famiglia Iacoponi e il valore pubblico di un'iniziativa nata in una proprietà privata. Nelle Marche, ha ricordato, il programma PNRR ha interessato sette giardini e parchi storici. Il recupero di questi luoghi li rimette "a disposizione delle comunità e delle relazioni" che potranno nascervi. Per Castelli, il risultato è frutto dell'incontro tra la bellezza del paesaggio, imprenditori appassionati e uno Stato capace di sostenere iniziative legate alla storia dei territori.
 
"Siamo di fronte a un progetto esemplare, nato dalla collaborazione tra pubblico e privato: un'alleanza essenziale per affrontare le sfide sempre più complesse del nostro tempo", ha osservato il consigliere regionale Enrico Piergallini. Il valore dell'intervento, secondo Piergallini, sta anche nella possibilità di far conoscere la storia delle Marche attraverso un luogo concreto: "Per far conoscere questa storia bisogna prima recuperarla, poi saperla narrare e offrire agli altri la possibilità di viverla". Piergallini vede nell'Oasi di Massignano un esempio chiaro di come risorse pubbliche, iniziativa di una famiglia e lavoro dei professionisti del restauro abbiano riportato alla vita un luogo che rischiava di essere dimenticato per sempre.

Tra le mura che riparavano gli agrumi dal freddo, le vecchie piante crescono ora accanto alle nuove. Il giardino torna ad avere una voce fatta di foglie, frutti e persone che si fermano ad ascoltarla. Il progetto di recupero, denominato Hortus, ha dato frutti anche in ambito letterario, con un libro edito da Capponi e scritto da Ilaria e Gabriele Roccasecca, con le illustrazioni di Gianmarco Palacay. Questa storia di collaborazione tra pubblico e privato sembra proprio a lieto fine.
 

di Roberto Valeri

24/09/2026

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