
Giorgio Ricci racconta la “sua” America
Porto Sant'elpidio - “L’adattabilità vale più della resilienza”, ha detto durante il quarto incontro di “Un Mare di Scienza”.

Un viaggio attraverso oltre vent'anni di esperienza internazionale, senza mai perdere il legame con le proprie origini. È stato questo il filo conduttore del quarto appuntamento di "Un Mare di Scienza" con Giorgio Ricci, che si inserisce nella Strategia Territoriale Urbana “Soft Blue Fermano. Un Mare di attrattori per un waterfront comune”, cofinanziata dal PR FESR Marche 2021-2027, di cui il Comune di Fermo è Autorità Urbana capofila insieme ai Comuni dell’Area Urbana di Altidona, Campofilone, Pedaso, Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio. L’iniziativa accompagna il percorso di costruzione della destinazione “Costa dei Borghi – Riviera Fermana”, valorizzando, attraverso il linguaggio della divulgazione e del confronto pubblico, i temi della rigenerazione urbana e ambientale, della sostenibilità, dell’inclusione sociale, dell’innovazione e della qualità della vita.
Dalla Marina Militare ai vertici, negli USA, di alcune delle più importanti aziende del design italiano, passando per una carriera internazionale costruita sulla capacità di cambiare, imparare e mettersi continuamente in gioco. È stato il percorso umano e professionale di Giorgio Ricci al centro dell'incontro "L'avventura oltreoceano: impresa, radici e connessioni globali" che si è svolto a Porto Sant’Elpidio.
Originario di Porto San Giorgio e residente negli Stati Uniti da ventitré anni, Ricci ha dialogato con Emanuele Frontoni, professore ordinario di Informatica all'Università di Macerata e presidente di CDO Marche Sud, ripercorrendo una storia personale fatta di scelte inattese e continui cambiamenti.
"Non volevo andare in America", ha raccontato, ricordando come la sua prima vita professionale fosse stata completamente diversa. Dopo il diploma al liceo scientifico aveva infatti intrapreso la carriera nella Marina Militare, interrompendo gli studi universitari. Gli anni trascorsi navigando in tutto il mondo gli hanno insegnato a prendere decisioni in pochi secondi, ad assumersi responsabilità e, soprattutto, ad adattarsi ai cambiamenti. Un percorso interrotto per motivi familiari, che lo riportò a Pesaro, dove iniziò quasi per caso la sua esperienza nel mondo del design, fino all'approdo negli Stati Uniti.
Nel suo intervento Ricci ha insistito più volte su questo concetto: "adattabilità". Più ancora della resilienza, ha spiegato, oggi serve quella che ha definito "antifragilità", ovvero la capacità di migliorare proprio attraverso i cambiamenti e le difficoltà. "Il fallimento non esiste in modo binario", ha osservato, sottolineando come ogni esperienza rappresenti un'occasione di apprendimento, “è anzi importante provare e magari sbagliare per riprovare ancora”.
Parlando della sua esperienza alla guida di filiali americane di aziende italiana del design, Ricci ha affrontato il tema della leadership e della gestione delle persone. Ha spiegato che la sfida più complessa non è soltanto trovare professionisti preparati, ma costruire un autentico senso di appartenenza. Per questo sceglie collaboratori "più bravi di lui", puntando su persone capaci di lavorare in squadra e di esprimere il proprio potenziale.
Ampio spazio è stato dedicato anche al valore del Made in Italy. Negli Stati Uniti, ha spiegato, ciò che in Italia viene spesso dato per scontato — il design, la cultura della bellezza, il patrimonio artistico di città come Firenze e il saper fare manifatturiero — viene raccontato e spiegato molto meglio “di quanto sappiamo fare noi”. Comunicare il valore del Made in Italy significa riuscire a trasmettere una cultura prima ancora che un prodotto.
Nel dialogo sono emersi anche aspetti più personali. Appassionato di immersioni subacquee, montagna e natura, Ricci ha raccontato di trovare ancora nelle colline e nei paesaggi marchigiani una continua fonte di ispirazione. Delle Marche, che presenta spesso ai suoi interlocutori americani, ama dire che rappresentano "il segreto meglio custodito d'Italia".
In chiusura ha rivolto un messaggio ai giovani, invitandoli a non cercare percorsi prestabiliti ma a costruire la propria unicità. La realizzazione personale, ha spiegato, passa attraverso esperienze diverse e anche attraverso il coraggio di lasciare certezze apparentemente solide, come lui stesso fece quando decise di abbandonare la carriera militare per intraprendere una strada completamente nuova.
L'incontro ha offerto al pubblico una riflessione sul rapporto tra innovazione, leadership e radici territoriali, mostrando come un percorso internazionale possa continuare a trovare ispirazione nei valori e nella cultura della propria terra d'origine.
L'iniziativa è stata realizzata con il contributo di INIM, Paideia e Skilla.
di Roberto Valeri
04/08/2026







