Cia compatta a Strasburgo

Ancona - Sono a rischio 40mila posti e giro d’affari da 22 mld di zootecnia Made in Italy.

La Cia è a Strasburgo per protestare e sottolineare i rischi di un Mercosur senza adeguate garanzie. “Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Per questo siamo oggi a Strasburgo con centinaia di agricoltori arrivati da tutta Italia. Ribadiamo al Parlamento europeo che senza reciprocità piena e controlli serrati non c’è accordo che tenga. L’agricoltura ne uscirebbe a pezzi”. Questa la dichiarazione del presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini.
 
“Oggi, con una nuova mobilitazione unitaria – ha detto il Presidente di Cia Marche Alessandro Taddei – abbiamo voluto dare concretezza alle nostre preoccupazioni, segnalando che un accordo Ue-Mercosur senza controlli né garanzie mette a rischio circa 40.000 posti di lavoro in Europa nell’agroalimentare, oltre a falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani. Noi vogliamo certezze sulla reciprocità degli standard produttivi, sanitari e ambientali, più controlli rigorosi su tutte le merci dal Sud America e clausole di salvaguardia rapide e efficaci”.
 
D’altro canto, prosegue il presidente Taddei, “la vivacità di tutte le sigle che rappresentano gli agricoltori, capaci di mobilitarsi a livello europeo due volte in due mesi, è la miglior garanzia che proseguiremo la lotta per difendere le nostre famiglie e imprese, soprattutto a difesa dei comparti più sensibili, zootecnia e risicoltura”.
 
Cia rileva infatti che, in uno scenario di aumento dell’import a condizioni più favorevoli, una maggiore disponibilità di prodotto può esercitare una pressione al ribasso sui prezzi, con ricadute negative su intere filiere. Se nel settore zootecnico l’Italia vanta una filiera forte (la produzione di carni si attesta sui 3,3 milioni di tonnellate), i Paesi del Mercosur sfornano 38,5 milioni di tonnellate di carni, mentre l’import attuale è limitato solamente a 41mila tonnellate per un valore di 288 milioni di euro. La forbice di scala tra capacità produttiva e mercato evidenzia, dunque, ampi margini di crescita che potrebbe avere l’export di carni dal Mercosur, col rischio di minare la redditività di un settore che da noi vale circa 22,7 miliardi di euro. Si stima che entro il 2040, l’import di carni suine e pollame da quei Paesi aumenterà del +25%. Nel comparto ortofrutticolo, invece, l’Ue importa 39mila tonnellate di frutta e verdura e 1.200 tonnellate di riso. Volumi modesti oggi, ma con che, con dazi azzerati, possono esplodere comprimendo prezzi e margini italiani. 
 
Sul riso, è particolarmente rilevante anche il dato sulla concorrenza dei paesi Mercosur al nostro export: nel 2024 l’Italia ne ha prodotto 1.448.760 tonnellate per un valore delle esportazioni di 680 milioni euro intra-Ue e 187 milioni extra-Ue: quindi eventuali distorsioni competitive dal via libera all’accordo potrebbero riflettersi non solo sul mercato interno, ma anche sulle performance sui mercati stranieri. 

di Roberto Valeri

21/01/2026

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