
ANABIO Marche, confermato il presidente Cardellini
Ancona - Il distretto biologico Marche è il più grande distretto biologico d’Europa.

L’Assemblea elettiva di ANABIO Marche, l’associazione che rappresenta gli agricoltori biologici della Confederazione Italiana Agricoltori, ha riconfermato quale presidente Fabrizio Cardellini. Nel pomeriggio, il seminario sulle TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) ha. visto la partecipazione del professor Salvatore Ceccarelli, genetista agrario di Perugia ed esperto internazionale di miglioramento genetico partecipativo.
Secondo il presidente di ANABIO Marche, Fabrizio Cardellini, il futuro del biologico passa anche attraverso un forte lavoro culturale e formativo: «Il mio impegno è quello di continuare a divulgare il metodo biologico e sensibilizzare le famiglie, anche attraverso incontri ed eventi. Vorrei rafforzare in particolare il lavoro con le scuole, perché quando si parla di biologico spesso non si ha chiaro cosa significhi davvero. L’obiettivo del mio prossimo mandato è anche aiutare tutte le aziende biologiche e valorizzare le aziende che funzionano, in modo tale da creare esempi concreti e ripetibili. Attualmente, nelle Marche, la situazione del biologico è positiva ed è in continua crescita. Tuttavia, le aziende sono in sofferenza, come del resto molte aziende marchigiane e italiane in generale: la difficoltà principale resta sempre quella di fare reddito. Sono un sostenitore del biologico e penso che oggi sia il metodo migliore per fare agricoltura».
Il professor Salvatore Ceccarelli, parlando delle TEA, ha detto: «Una delle principali promesse con cui queste tecniche sono state presentate è che, grazie alle TEA, il miglioramento genetico dovrebbe diventare più preciso e più rapido. Ha cercato di dimostrare che non è così, perché il miglioramento genetico è un processo molto più complesso del semplice sostituire un gene o tagliare un frammento di DNA. Ho inoltre messo in evidenza come la narrazione che accompagna i cosiddetti nuovi OGM, le TEA, sia incompleta, inesatta e in parte fuorviante: l’introduzione in agricoltura di questi organismi geneticamente modificati, sia quelli tradizionali sia quelli di nuova generazione, rischia di aumentare la vulnerabilità degli agricoltori».
Durante la giornata, sono stati presentati anche i dati elaborati da Cia Marche sulla base dei dati contenuti nel rapporto Istat “L’agricoltura nelle regioni italiane” diffuso nel novembre del 2024 e aggiornato con i dati del settimo censimento dell’agricoltura.
Il Distretto Biologico Marche è il più grande distretto biologico d’Europa. Con decreto n. 129/DMC del 20/12/2021, lo ricordiamo, la Regione Marche, ha riconosciuto come distretto del cibo il “Distretto Biologico Marche – La biodiversità che ci unisce”. È il primo distretto a essere riconosciuto nelle Marche ai sensi della legge 205/2017. Lo scopo dell’istituzione del distretto biologico è stato quello di valorizzare una vocazionalità territoriale che oggi si traduce in circa 110.000 ettari investiti ad agricoltura biologica pari a circa il 23% della SAU regionale (una delle percentuali più alte a livello nazionale).
Il percorso che ha portato alla costituzione del Distretto Biologico delle Marche è stato pienamente condiviso con le imprese e con le organizzazioni di categoria e tra queste ovviamente anche la CIA – Coltivatori Italiani, con la supervisione tecnica dell’Assam. Un prezioso contributo è arrivato anche dai biodistretti e dai distretti biologici già costituitisi a livello territoriale dei quali il distretto unico regionale contribuirà a valorizzare le esperienze e le specificità. Così come è stata importantissima l’esperienza accumulata nel corso degli ultimi due periodi di programmazione PSR nel campo delle aggregazioni di filiera per le quali il distretto biologico rappresenta il naturale sviluppo evolutivo.
L’analisi effettuata da CIA – Coltivatori Italiani delle Marche ci consegna uno spaccato estremamente interessante del settore agricolo riferito alle coltivazioni biologiche. Dal rapporto emerge che le Marche si collocano al terzo posto dopo Alto Adige e Calabria per incidenza di aziende che adottano un metodo biologico (10,2%); spicca Ascoli Piceno con una percentuale del 13,7%, che la colloca come quinta provincia in Italia alla pari di Rieti e dopo Parma, Crotone, Siena e Siracusa.
Le aziende che utilizzano metodi biologici sono il 10,2% del totale e sono più diffuse ad Ascoli Piceno (13,7%) e Pesaro e Urbino(12,3%). La superficie biologica copre il 22,7% della Superfice Agricola Utilizzata delle aziende marchigiane, molto più elevata della corrispondente quota rilevata a livello nazionale (14,8%). A livello provinciale l’incidenza della superficie dedicata all'agricoltura biologica è maggiore nelle aziende di Ascoli Piceno e Pesaro e Urbino con circa il 30% della SAU.
di Roberto Valeri
09/03/2026







