La Giornata del biologico 2021 della Cia

- A Ortezzano un incontro per analizzare la strategia europea Frame to Work: una transizione sostenibile dal produttore al consumatore

ORTEZZANO – La Valdaso si sta distinguendo sempre più per un'agricoltura biologica attenta dell'ambiente, del benessere animale e della bontà dei prodotti agricoli. Una tendenza che trova conferma anche nell'accordo d'area stipulato proprio in quest'angolo del fermano. L'importanza di una cultura biologica sempre più seguita e attuata dagli agricoltori è emersa nel corso della Giornata del Biologico 2021 organizzata dalla Cia – Agricoltori Italiani a Ortezzano con l'intento di analizzare la strategia europea Frame to Work: una transizione sostenibile dal produttore al consumatore. Dopo i saluti introduttivi del sindaco di Ortezzano Carla Piermarini e del presidente della Cia di Ascoli-Fermo Ugo Marcelli ha preso la parola Sara Tomassini presidente Marche Anabio la quale ha detto: “Credo molto nel distretto biologico. Il biologico è il sistema più sostenibile. Dobbiamo coniugare il benessere della salute dell'ambiente e degli animali con la sostenibilità economica”.


Mirella Gattari presidente regionale della Cia ha aggiunto: “L'agricoltura tradizionale è la più sostenibile del mondo. L'agricoltura biologica italiana è il nostro fiore all'occhiello come salubrità dell'alimento. Non mancano le criticità che dobbiamo migliorare con adeguate strategie. Entro il 31 dicembre il nostro Governo dovrà presentare la nuova Pac Piano agricolo strategico. Confidiamo nella disponibilità di questi fondi per portare avanti progetti sul bio. Voltaire diceva: ‘Dobbiamo continuare a coltivare il nostro giardino’ noi siamo pronti a farlo ma dateci gli strumenti giusti”.
L'agrotecnico Federico Buffone nel suo intervento ha detto: “Farm to Fork è una strategia del 2020 dell'Unione Europea. La strategia tiene conto dell'inquinamento che produce l'agroalimentare. L'obiettivo è quello di creare un quadro ecosostenibile entro il 2023. La Commissione Europea entro il 2030 intende arrivare al 25% della produzione biologica in Europa. Questo perché Bruxelles vuole ridurre drasticamente l'inquinamento prodotto dagli imballaggi non ecosostenibili, dai trasporti e ridurre lo spreco alimentare. Ricerca e innovazione tecnologica è l'obiettivo che si dà l'UE da azienda tradizionale a quella biologica. Ma soprattutto sviluppando un'adeguata promozione globale ci vogliamo proporre anche a livello internazionale. Nelle Marche c'è stato un aumento considerevole dell'agricoltura bio. Il consumo del bio è cresciuto nell'ultimo anno del 4,4% con un valore pari a 3,3 miliardi di euro. I principali prodotti bio sono la frutta per il 27% mentre il il 20% latte e derivati. Il 36,6% viene venduto nel nord ovest d'Italia nel nord est il 26% il 25% nel Centro.

L'assessore regionale e vice presidente della Regione Marche Mirco Carloni ha detto: “Siamo alla vigilia della costituzione del distretto biologico. In questo percorso la Cia ha dato un considerevole contributo. Abbiamo una potenzialità attrattiva nelle Marche che è molto importante. Il bio deve diventare da tratto distintivo della nostra produzione agricola a enorme fattore competitivo per attrarre anche i turisti. Gli agricoltori marchigiani hanno fatto il loro lavoro per produrre prodotti buoni ma soprattutto sani”.
 
Il presidente della Cia di Fermo – Ascoli Ugo Marcelli ha rivolto all'assessore regionale un appello: “Legato alle conseguenze del terremoto che ha creato diversi problemi agli agricoltori. Dobbiamo introdurre nel tavolo stato regione tutta l'agricoltura dell'entroterra per soddisfare le esigenze di tutti” La risposta dell'assessore Carloni non si è fatta attendere: “La trattativa con il Governo è molto tesa ma siamo sul pezzo”. Federico Marchini presidente nazionale Anabio ha sottolineato nelle conclusioni l'importanza che sta generando il settore bio a livello nazionale per una valida e concreta transizione ecologica.

11/12/2021

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