Testa ai playoff, cuore per i giovani: Serafino si presenta

San Benedetto Del Tronto - E una promessa ai tifosi:"Chi ha fatto l'abbonamento tornerà allo stadio ad un prezzo simbolico".

"Stiamo lavorando giorno e notte, innanzitutto per poter affrontare i playoff, poi penseremo alle strutture e da luglio in poi analizzeremo l'aspetto tecnico". Si presenta così alla stampa il nuovo presidente della Sambenedettese, Domenico Serafino, in una specie di "conferenza spezzatino" dettata dalle regole del Covid.

Di origine cosentina, Serafino ebbe modo di vedere, anni fa, una partita della squadra della sua città al Ballarin e poi, dopo molto tempo, di seguire in tv da Buenos Aires lo sfortunato quarto di finale playoff in cui la Samb venne eliminata proprio dai calabresi, "da lontano percepii questo entusiasmo del pubblico, un entusiasmo argentino". 

"Nell'autunno scorso - ricorda Serafino - c'erano stati segnali che annoveravano la Sambenedettese tra le squadre in vendita, nell'aprile scorso mi sono deciso a contattare Fedeli perché aveva rilasciato alla stampa delle dichiarazioni in cui si era dichiarato stanco della società".

L'investimento è ingente per una società di Lega Pro, "ho pagato 1.290.000,00 euro, un po' meno della metà in contanti ed il resto in pendenze fiscali dilazionate, inoltre ci sono debiti con i fornitori per più di 250.000,00 euro che il precedente presidente avrebbe voluto saldare, ma dovevamo fare il rogito e non c'è stato tempo". C'è anche un socio coreano di minoranza, Kim Dae Jung, "nella Srl con sede a Milano con cui investiamo nel calcio, la stessa con la quale abbiamo preso il Bangor City lo scorso anno. Questo socio ha una sua attività, nel campo dell'alimentazione vegana e poi investe nel settore immobiliare. Verrà a San Benedetto a luglio".

"Ho messo in preventivo - prosegue - il fatto che potrebbe non esserci il pubblico almeno nella parte iniziale del prossimo campionato, ma comunque per i tifosi che hanno fatto l'abbonamento lo scorso anno ho chiesto una campagna abbonamenti con cui loro possano tornare allo stadio pagando solo una cifra simbolica".

Rifondare il settore giovanile sembra, per Domenico Serafino, l'unico modo in cui la squadra potrà smettere di dipendere da terzi e sfornare giovani da portare in prima squadra, sull'esempio per ora irraggiungibile dell'Atalanta.

"Tuttavia - ha affermato - non ho ancora preso contatto con le istituzioni e non so nemmeno se il vecchio stadio di San Benedetto, il Ballarin, possa essere riutilizzato a tale scopo oppure abbia dei vincoli: sarebbe bello, ma non dipende da me. Di certo bisogna identificare delle aree per costruire una struttura e lavorare alla ricerca di talenti locali. Un eventuale giovane giocatore che venga da fuori deve davvero fare la differenza, altrimenti bisogna crearseli in casa".

Il nuovo presidente non interverrà sullo staff tecnico prima della fine dei playoff: "Cinciripini fa già parte dello staff, Pasculli avrà un posto nell'area tecnica, il che non significa che debba fare l'allenatore, per il resto non ho deciso nulla, devo incontrare tutti, sarò a tutti gli allenamenti".

Di sicuro, lo stile di gestione del presidente Serafino sarà diverso da quella del suo predecessore: "Chiedete a Pasculli, che spesso mi prega di entrare negli spogliatoi. Non voglio una eco mediatica, non l'ho cercata nemmeno quando si è sparsa la voce che stavo comprando la Sambenedettese. Lascio lavorare la squadra, se risponderò alla stampa sarà per educazione. Quando ce l'ho con qualcuno, di solito, non vado negli spogliatoi, me ne vado a casa".

In sintesi: la storia (calcistica) giudicherà Domenico Serafino dai risultati, com'è giusto che sia. Ma, di certo, ad acquistare una squadra di Lega Pro, pagarla più di un milione di euro, sapere di non avere (probabilmente) incassi nella prima metà del prossimo torneo e tendere comunque la mano agli abbonati, promettendo un prezzo più che calmierato per la prossima stagione, ci vuole coraggio.

E questo ha dimostrato, finora, Serafino in mezzo a tante altre voci di trattative passate che si sono rivelate, appunto, inconsistenti: in tanti hanno parlato, lui ha comprato veramente la squadra e chissà che non riesca anche a far rinascere il settore giovanile rossoblù, impresa nella quale nessun altro presidente, dagli Anni Novanta ad oggi è riuscito. Se poi anche il luogo simbolo dei fasti passati, il Ballarin, potesse rientrare nel piano di centro sportivo, allora si potrebbe quasi gridare al miracolo.

Intanto, appunto, "testa ai playoff".

di Roberto Valeri

13/06/2020

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