Responsabilità, non Centralismo.

Porto San Giorgio - Intervento del Presidente della Fondazione San Giacomo della Marca, Massimo Valentini.

RIportiamo la nota stampa a firma di Massimo Valentini, Presidente della Fondazione San Giacomo della Marca.
"Il rapporto annuale 2016 sull’Economia delle Marche presentato in questi giorni dalla Banca d’Italia documenta il grande stress a cui è sottoposta la struttura socio-economica della nostra regione. La crescita economica è minore della media italiana in quanto condizionata da due fattori caratterizzanti, da una parte una struttura di microimprese che fatica ad affrontare i cambiamenti radicali delle dinamiche di mercato e dall’altra l’evento terremoto che ha interessato una vasta zona della regione ove risiede più di un quinto della popolazione e che ha colpito attività agricole, turistiche e commerciali. E’ comunque confortante vedere come queste sfide siano state recepite da una buona parte delle persone e dei soggetti economici che hanno avviato lavori per il cambiamento e per la rinascita, sorretti da un desiderio non ridotto e da una solidarietà sorprendente del popolo che riesce anche ad affrontare le lentezze burocratiche di un modello di intervento statale e regionale che rende tutto più difficile. A tal proposito è opportuno fare anche un punto sulla politica nella nostra regione per verificare come stia aiutando questo lavoro per la rinascita che faticosamente molti stanno portando avanti. Desta preoccupazione l’attuale impostazione di alcune politiche dell’Amministrazione Regionale che sembra molto preoccupata di perseguire un modello di accentramento regionale di servizi e funzioni a scapito di politiche sussidiarie . E’ emblematica da questo punto di vista tutta la vicenda ancora in corso degli accorpamenti delle Camere di Commercio che ha visto l’Amministrazione Regionale molto impegnata a forzare la costituzione di una Camera di Commercio unica regionale mentre i Consigli di alcune Camere si erano espressi per la costituzione di due Camere come consentito dalla normativa e richiesto pressantemente dalle forze sociali e istituzioni locali delle Marche Sud in considerazione della nuova situazione creata dal terremoto e dalla omogeneità di territori che potevano pertanto raggiungere obiettivi di efficienza. Il tutto nella convinzione da parte dell’Amministrazione Regionale che la centralizzazione e il conseguente controllo politico sia migliore rispetto al lasciare alla responsabilità dei soggetti locali di raggiungere gli obiettivi di presenza e efficienza di cui i territori hanno bisogno. D’altro canto l’attuale normativa non concede alla politica il potere che invece è stato brandito, infatti la nomina del nuovo presidente della Cciaa così come la possibilità di istituire aziende speciali non è nella disponibilità dell’Amministrazione Regionale , ma del nuovo consiglio camerale che sarà eletto dalle rappresentanze imprenditoriali . Il modello di una Camera unica regionale con tre aziende speciali oltre ad essere palesemente più costoso di due Camere regionali è anche palesemente ancorato ad una superata visione di spartizione di rappresentanze. Una azienda speciale potrebbe aver senso solo se è un ente professionale super specializzato, certamente non a carattere regionale, ma quantomeno interregionale. L’Amministrazione Regionale per raggiungere questo obiettivo ha fatto leva sulla crisi di una parte dei corpi intermedi delle rappresentanze imprenditoriali che venendo meno la carica ideale di un servizio agli imprenditori ha fatto prevalere la subalternità alla politica, il perseguimento di interessi personalistici o di lobby. Ritornare a perseguire un modello centralistico della politica, con il consenso di qualche grande industriale e di qualche dirigente regionale di alcune associazioni imprenditoriali, sembra in questo momento non condivisibile sia per la scarsità delle risorse di cui dispone il potere politico, ma soprattutto perché per creare efficienza e qualità occorre la responsabilità delle persone che vivono sui territori e certamente non la crescita di burocrazie centrali. Sembra molto più ragionevole una politica che non centralizzi su si sé, ma che dialoghi con i territori, che si affianchi a chi sta cercando di costruire, che costruisca modelli premianti per chi crea bene comune. Pur rispettando le opinioni di tutti riprendere un dialogo su questi temi è decisivo, ma il lavoro più urgente ora è quello di condividere e sostenere il lavoro che persone, imprenditori e nuovi corpi intermedi stanno portando avanti e che costituiscono la vera speranza della rinascita della nostra regione".

16/06/2017

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