Alessandro Taddei rieletto Presidente Cia Marche

Ancona - Il Presidente neoeletto: "All'agricoltura marchigiana servono regole certe".

Alessandro Taddei è stato rieletto Presidente Cia Marche durante la nona Assemblea elettiva Cia Marche, che si è svolta nella sede della Federazione Marchigiana BCC ad Ancona e alla quale sono intervenute numerose autorità politiche e associative, tra cui gli europarlamentari Carlo Ciccioli e, in collegamento esterno, Matteo Ricci; l’Assessore all’Agricoltura della Regione Marche Enrico Rossi, l’Assessore al Lavoro Tiziano Consoli., il vicesindaco di Ancona Giovanni Zinni e il Presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini.
 
Il Presidente neoeletto ha detto nella sua relazione: “Negli ultimi anni agli agricoltori è stato chiesto di garantire qualità, sostenibilità e sicurezza alimentare, ma oggi si trovano schiacciati da regole contraddittorie, risorse in calo e costi in aumento. Accordi come il Mercosur rischiano di favorire importazioni a basso costo prodotte con standard non equivalenti ai nostri, penalizzando le imprese italiane e marchigiane. La riforma della PAC, con il rischio di un fondo unico, mette in discussione certezze fondamentali e apre a una competizione tra settori che indebolisce l’agricoltura.
Allo stesso tempo si celebra il made in Italy, ma spesso si utilizzano materie prime provenienti dall’estero, svuotando di significato il lavoro degli agricoltori italiani. Nelle aree interne e montane si continua a produrre con costi più alti e rese inferiori, senza adeguati strumenti compensativi, mentre si parla di rilancio senza misure concrete”.

“La nuova normativa sulla montagna – prosegue il Presidente - rischia di escludere territori che vivono le stesse difficoltà di sempre, creando disuguaglianze e perdita di opportunità. Il ricambio generazionale resta bloccato da accesso al credito difficile, investimenti insostenibili e politiche incoerenti che scoraggiano i giovani. Anche la zootecnia è in forte difficoltà, tra costi, mancanza di infrastrutture e gestione insufficiente della fauna selvatica. I prezzi riconosciuti agli agricoltori non coprono spesso i costi di produzione, mentre lungo la filiera si generano margini che non tornano alle imprese agricole”.

Servono dunque “strumenti come il Comitato unico nazionale e la piena attuazione di sistemi di tracciabilità per restituire equilibrio al mercato. È necessario introdurre l’obbligo di indicare in etichetta la reale percentuale di materia prima italiana nei prodotti trasformati. Occorre garantire reciprocità negli scambi internazionali, evitando concorrenza sleale da Paesi con standard ambientali e sanitari inferiori. La burocrazia continua a rappresentare un ostacolo quotidiano: serve una semplificazione reale e un sistema unico dei controlli. Bisogna rafforzare gli strumenti di gestione del rischio, dalle assicurazioni ai fondi mutualistici, rendendoli accessibili e tempestivi. Serve maggiore disponibilità di manodopera e una gestione programmata dei flussi, in linea con i fabbisogni reali delle aziende”.

L’accesso al credito “deve essere facilitato, anche attraverso strumenti come il credito d’imposta e il supporto dei Confidi. Va sostenuta la multifunzionalità delle aziende agricole, il legame con il turismo e il ruolo nelle comunità energetiche. È fondamentale investire nella promozione dei prodotti marchigiani e nell’apertura ai mercati esteri, rimuovendo le barriere per le PMI. L’agricoltura è anche presidio ambientale e tutela del territorio, soprattutto nelle aree più fragili e soggette a rischio idrogeologico”.

Per questo, ha concluso Alessandro Taddei, “servono politiche coerenti, stabili e concrete che riconoscano davvero il valore strategico del settore agricolo”.
 
Il Presidente nazionale, Cristiano Fini, nel suo intervento conclusivo, parlando dell’agricoltura marchigiana ha aggiunto: “Ha delle difficoltà comuni a tutto il territorio nazionale, che qui però vengono amplificate, come ad esempio quelle legate al cambiamento climatico, una diminuzione notevole delle rese, soprattutto in alcune filiere come quelle cerealicole, che sta minando alla base il reddito degli agricoltori. Oltre a questo, però abbiamo anche prezzi troppo bassi ovunque e soprattutto in filiere strategiche come quelle del grano, del grano duro in particolare. La regione Marche è a forte vocazione agricola, c'è una grande distribuzione legata alle aree interne che sono fragili e vanno sostenute, perché proprio all’interno l'agricoltura spesso e volentieri è l'ultimo baluardo del territorio e dobbiamo sostenere gli agricoltori attraverso politiche specifiche e stanziamento di risorse”. 

di Roberto Valeri

20/03/2026

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