
Un comparto resiliente
Ancona - L’agricoltura marchigiana, nonostante le difficoltà, “arretra” meno che nel resto del Paese.

In occasione della IX Assemblea Elettiva, Cia Marche ha presentato un quadro di sintesi sull’agricoltura regionale prendendo spunto dai dati contenuti nel rapporto Istat “L’agricoltura nelle regioni italiane” diffuso nel novembre del 2024 e aggiornato con i dati del settimo censimento dell’agricoltura.
Da questi si evince che l’evoluzione del settore primario delle Marche è stata particolarmente rilevante. Le aziende agricole hanno affrontato le difficoltà dimostrando la resilienza tipica degli operatori marchigiani.
Dal rapporto emerge che le aziende agricole tra il 2010 e il 2020 sono diminuite di oltre un quarto (-25,5%). Tale riduzione risulta inferiore rispetto al dato nazionale e ripartizionale. In linea con un processo generale di concentrazione e razionalizzazione del settore agricolo nel Paese e come avviene a livello Italia e del Centro, a tale tendenza si accompagna una riduzione lieve dalla SAU aziendale (- 3,5%).
Le Marche hanno un’estensione della SAT (Superficie Agricola Totale) di quasi 590 mila ettari e della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) di circa 455 mila ettari. La regione è al terzo posto dopo Puglia e Alto Adige per incidenza della SAT sul territorio regionale (62,7%), mentre la SAU ne copre il 48,4%.
L’80,8% della SAU è coltivata a seminativi , con i cereali per la produzione di granella come coltura prevalente; l’11,8% sono prati permanenti e pascoli e il 7,3% a legnose agrarie .
Gli alveari, gli avicoli e gli ovini sono le tipologie di allevamenti che nel territorio marchigiano contribuiscono maggiormente ai totali nazionali (rispettivamente 4,9%, 2,9% e 2,1%).
Le aziende agricole con centro aziendale nelle Marche sono oltre 33 mila, pari al 3% di quelle italiane.
La quota percentuale della Superficie Agricola Utilizzata rispetto alla superficie territoriale totale rappresenta un indicatore efficace della vocazione agricola dei territori, in particolare a livello comunale. Per quanto riguarda i 228 comuni delle Marche nel 2020, quelli con valore superiore a 67,4%) sono distribuiti prevalentemente nelle province di Ancona, Macerata e Pesaro e Urbino.
Tra i dieci comuni con la massima vocazione agricola in termini di incidenza della SAU, sette appartengono alla provincia di Ancona (Castelleone di Suasa, Santa Maria Nuova, Belvedere Ostrense, San Marcello, Ostra Vetere, Morro d'Alba, Filottrano), uno a quella di Pesaro e Urbino (Monte Porzio), uno a quella di Fermo (Torre San Patrizio) e uno a quella di Macerata (Montefano).
In valori assoluti i comuni con la maggiore estensione della SAU sono: Urbino (capoluogo di provincia, con oltre 10 mila ettari), Cingoli (oltre 9 mila ettari) e San Severino Marche (8,7 mila ettari), gli ultimi due entrambi in provincia di Macerata.
I capi azienda femmine sono il 28,8% del totale, al di sotto del valore medio nazionale pari al 31,4%. Le persone con meno di 40 anni alla guida delle aziende sono l’8,7%, meno della media nazionale (9,5%).
A livello provinciale la numerosità delle aziende agricole è maggiore a Macerata e Ancona, così come quella delle aziende con capi di bestiame. Per quanto riguarda la dimensione media risalta il dato di Pesaro e Urbino e Macerata(rispettivamente 16,4 ettari e 15,3 ettari circa), di molto superiore al valore medio regionale e nazionale. In termini di manodopera impiegata Macerata mostra i valori più elevati, mentre il numero medio di addetti risulta maggiore a Pesaro e Urbino (2,3 per azienda). L’incidenza dei capi azienda femmine è abbastanza omogenea tra le province, quella degli under 40 supera il 9% a Macerata e ad Ascoli Piceno. Ascoli Piceno presenta i valori più elevati per la quota delle aziende con investimenti innovativi e di quelle biologiche, mentre Pesaro e Urbino di quelle con attività connesse.
La manodopera familiare rappresenta i due terzi del personale (67,8%), ben al di sopra della media nazionale (53%), mentre quella straniera incide solo per il 10,4% (inferiore al dato nazionale).
Le Marche si collocano al terzo posto dopo Alto Adige e Calabria per incidenza di aziende che adottano un metodo biologico (10,2%); spicca Ascoli Piceno con una percentuale del 13,7%, che la colloca come quinta provincia in Italia alla pari di Rieti e dopo Parma, Crotone, Siena e Siracusa.
di Vittorio Bellagamba
20/03/2026







