“Casa di Accoglienza Dilva Baroni ODV” compie 35 anni.

Ancona - Il 19 marzo del 1988 fu l’allora parroco Don Aldo Pieroni ad inaugurare questa struttura di accoglienza unicamente allo scopo di ospitare i familiari dei ricoverati negli ospedali della città.

Il prossimo 19 marzo, giorno della festa del papà, compie 35 anni la Casa di Accoglienza Dilva Baroni ODV.

 Il 19 marzo del 1988, infatti, fu l’allora parroco Don Aldo Pieroni ad inaugurare questa struttura di accoglienza unicamente allo scopo di ospitare i familiari dei ricoverati negli ospedali della città. Negli anni la Casa è cresciuta, è diventata Onlus prima e Organizzazione Di Volontariato poi, ha assunto personalità giuridica, fino alla recente iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale Del Terzo Settore).


In tutti questi anni la piccola grande Casa ha ospitato circa 25000 persone da tutta Italia, a volte anche dall’estero. Ospiti la cui permanenza può variare da pochi giorni, qualche settimana e, a volte purtroppo, anche mesi.

La struttura oggi è dotata di 33 posti letto e mette a disposizione locali e servizi: cucine, refettorio, frigoriferi, lavatrici. È situata in un posto incantevole: Colle Ameno (mai nome fu più appropriato) con spazi all’esterno, un piccolo bosco e una splendida vista sul mare. Tutti i servizi, dall’accoglienza al bus navetta verso l’ospedale, dal servizio serale a quello delle pulizie, vengono svolti esclusivamente da volontari. La permanenza per gli ospiti è gratuita e chi vuole lascia un contributo.

Fiorenzo Venturini è uno dei volontari sin dall’inaugurazione: “Vivere questo servizio significa incontrare tante persone, entrare in sintonia con loro e instaurare un rapporto di amicizia che va oltre il nostro operato. Molti contatti diventano poi duraturi nel tempo”.

In occasione del ventennale fu realizzato un libro a cura di Mara Ranucci e Massimo Tenenti intitolato “Senza camminare per andare lontano”, nel quale sono riportate, oltre alla storia della struttura Stella Maris (l’antica villa dei Camerata) e di Dilva Baroni (la dedicataria dell’associazione), molte testimonianze degli ospiti: “... abbiamo temuto di perdere nostra figlia, invece l’abbiamo vista rinascere una seconda volta. Se non ci fosse stata la presenza dei volontari di Casa Baroni, del loro ascolto, della loro compagnia e del loro abbraccio, non avremmo superato questo momento” (il papà e la mamma di Giulia).

“È proprio questo l’aspetto che consideriamo tra i più importanti”, Paolo Principi, presidente dallo scorso anno, che continua: “offrire prima di tutto la nostra umanità, il nostro sorriso che valgono più del pur importante supporto logistico. Accogliere significa raccogliere, prendersi cura, accettare, far sì che chi arriva da noi si senta veramente accolto come in famiglia. In casa appunto”.


Chi volesse maggiori informazioni o volesse dare il proprio contributo per questa importante realtà trova tutte le informazioni utili al sito: www.casabaroni.org.

 

di Roberto Valeri

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