
Non esiste futuro per le Marche, se il reddito agricolo è in crisi
Osimo - Convegno Cia a Osimo, inaugurata la sede territoriale.

Le trasformazioni del reddito agricolo, l’evoluzione dei modelli produttivi e le prospettive future per l’agricoltura marchigiana sono state al centro del convegno “Reddito agricolo e modelli produttivi nelle Marche. Dinamiche storiche e prospettive future”, giovedì 29 gennaio, presso la Sala del Consiglio comunale di Osimo.
L’iniziativa, promossa da CIA Agricoltori Italiani – Ancona, aveva quale obiettivo quello di offrire un momento di confronto qualificato tra istituzioni, mondo accademico e rappresentanze agricole, con lo scopo di analizzare i cambiamenti in atto nel settore primario e delineare scenari sostenibili per il futuro.
Ad aprire i lavori, i saluti istituzionali di Michela Glorio, sindaco di Osimo e Franco Gianangeli, presidente CIA Agricoltori Italiani della Provincia di Ancona. L’apertura dei lavori è stata dedicata a un ricordo di Guido Maggiori, a cura di Nevio Lavagnoli, presidente ANP-CIA Marche. Presente monsignor Angelo Spina, arcivescovo della Diocesi di Ancona-Osimo, di numerosi rappresentanti della Cia marchigiana e del presidente regionale Alessandro Taddei.
“Oggi siamo qui per aprire una riflessione necessaria e non più rinviabile sul futuro dell’agricoltura marchigiana e, soprattutto, sul futuro del reddito agricolo – ha detto il Presidente Cia Ancona, Franco Gianangeli - Nelle Marche parlare di reddito agricolo non è una questione teorica, ma concreta, quotidiana e spesso drammatica per tante aziende. La frammentazione fondiaria e l’aumento dei costi di produzione mettono sotto pressione la marginalità delle aziende. I cambiamenti climatici e le fluttuazioni dei mercati globali richiedono nuovi modelli di gestione del rischio”.
Nelle Marche “l’agricoltura non è fatta di grandi numeri, ma di migliaia di imprese familiari, di colline coltivate metro per metro, di aree rurali che resistono solo se c’è un’agricoltura che sia viva. Quando il reddito agricolo non regge, non chiude solo un’azienda: si spopola un territorio, si perde un presidio ambientale e, soprattutto, si indebolisce una comunità. Da Presidente Provinciale della CIA Agricoltori Italiani, dico con chiarezza che non esiste futuro per le Marche se chi lavora la terra non riesce a vivere del proprio lavoro”.
Sull’apertura della sede territoriale a Osimo, città nella quale Cia è storicamente presente, il Presidente Gianangeli ricorda che “inaugurare questo spazio significa offrire agli operatori del settore una “casa” dove trovare supporto per l’accesso ai bandi della Politica Agricola Comune, consulenza sulle nuove tecnologie agricole ed assistenza per lo sviluppo rurale. Vogliamo che questo ufficio sia il motore di un’agricoltura che guarda al futuro, capace di coniugare la tradizione delle nostre eccellenze con l’innovazione della sostenibilità. Questa è la dimostrazione che Cia sceglie di stare sul territorio, accanto alle aziende ed agli agricoltori, soprattutto in una fase di grandi trasformazioni”.
Il presidente nazionale Cristiano Fini, nel suo intervento ha dichiarato: “Sono numerosi i fattori che possono inficiare il reddito agricolo. La sfida più grande che siamo tenuti a sostenere è quella legata alla crisi climatica, che sta riducendo le nostre rese produttive e le sta rendendo non sostenibili sotto il profilo economico. Dobbiamo mettere in campo nuove tecnologie, un’agricoltura innovativa e infrastrutture soprattutto per l’acqua, che è fondamentale: ci servono risorse ma anche politiche in grado di sostenere gli agricoltori. Poi c’è un tema legato ai prezzi: quelli corrisposti in numerose filiere agroalimentari agricole non sono sufficienti a fare reddito, quindi dobbiamo migliorare il rapporto con l’industria in modo tale che i prezzi siano remunerativi per le filiere. Questo è un fattore conveniente per l’agricoltore, per la filiera agroindustriale e per la tenuta dell’ambiente e del territorio. In questo contesto, credo che la geopolitica stia influenzando economia e consumi: molta attenzione diamo al tema dei dazi, abbiamo manifestato a Bruxelles perché questa Pac ipotizzata dalla Commissione Europea non ci soddisfa sul fronte del fondo unico della rinazionalizzazione, a Strasburgo siamo andati per bloccare il Mercosur perché non ci sono quelle condizioni di reciprocità per firmare quell’accordo. Anche i controlli sono insufficienti. Dobbiamo prenderci tempo per un accordo più equo, soprattutto per alcune filiere produttive: carni, riso, zucchero, miele ad esempio. L’accordo sull’India sembrerebbe favorevole, perché tutela le nostre produzioni agricole sensibili. L’inaugurazione di oggi, ad Osimo, è un bel segnale di vicinanza, i corpi intermedi continuano a svolgere una funzione molto utile di presidio sociale per le aree interne del nostro Paese”.
Enrico Rossi, vicepresidente della Giunta regionale e assessore all’Agricoltura della Regione Marche, ha annunciato, per il 16 febbraio, gli Stati Generali dell’Agricoltura che serviranno a “definire la matrice generale di quella che sarà l’azione strategica da un lato per accompagnare la conclusione dell’attuale programmazione del CSR e, dall’altro, per iniziare a delineare le misure che caratterizzeranno la programmazione 2028–2034, un grande momento di reciprocità che, al di là dell’azione ordinaria di definizione delle misure e della calibrazione della loro entità, ritengo fondamentale per chiarire le linee direttrici che dovranno ispirare la nostra azione nei prossimi anni. Saremmo fuori strada se ci limitassimo, nella quotidianità, a gestire e chiudere bandi, perdendo di vista quelli che sono i principali obiettivi a effetto moltiplicativo, capaci di incidere in modo significativo sulla redditività degli agricoltori e, di conseguenza, sulla capacità di attrarre nuove generazioni. Il tema del ricambio generazionale non può essere affrontato solo in termini numerici. Le parole chiave per attrarre i giovani sono competitività delle aziende, innovazione e tecnologia. È su queste tre direttrici che dobbiamo investire per invertire la tendenza alla scarsa continuità dell’attività agricola tra le nuove generazioni, anche tenendo conto delle dimensioni spesso troppo ridotte delle nostre imprese agricole. Abbiamo il dovere, come istituzioni, come politica e come associazioni di categoria, di rafforzare questo rapporto di reciprocità, accelerando i processi decisionali e orientando l’attività agricola verso quegli ambiti che possono garantire maggiore soddisfazione economica, competitività e innovazione tecnologica”.
Dimitri Giardini, dottore agronomo di CIA Ancona, ha illustrato l’evoluzione dei modelli produttivi nelle Marche: “La meccanizzazione e l’innovazione, oggi, ci permettono di produrre di più ma c’è un problema di costi, perché le spese non sono sostenute dal mercato che spesso non riconosce il prezzo. Da imprenditore, l’agricoltore deve tornare ad avere conoscenze approfondite, come accadeva fino agli Anni Cinquanta del secolo scorso. Naturalmente cambiano le competenze: deve conoscere semi, fitosanitari, concimi, tecnologie. Le sfide del futuro sono produrre meno ma produrre meglio, convincere il consumatore che la qualità ha un prezzo superiore, coltivare nel rispetto dell’ambiente”.
Adele Finco e Deborah Bentivoglio (UNIVPM – Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali), hanno approfondito le prospettive future e i nuovi modelli di reddito: “Le aziende marchigiane devono rendere unico il loro prodotto, perché non possono competere con le dimensioni agricole di altri competitor in un mercato globale. Non solo quantità ma qualità, non solo agricoltura ma presidio del territorio, non solo cibo ma ambiente. Le strategie di differenziazione di prodotto devono però svilupparsi con il supporto delle politiche pubbliche e delle università””.
L’incontro è stato coordinato da Loredana Campitelli, direttore CIA Agricoltori Italiani della Provincia di Ancona. Al termine del convegno si è tenuta l’inaugurazione del nuovo Ufficio territoriale CIA di Osimo, con il tradizionale taglio del nastro, presso la sede di via Fonte Magna n. 9.
“Per il territorio, l’apertura di un ufficio territoriale è occasione di crescita in termini di servizi per la popolazione – commenta la direttrice Cia Ancona-Pesaro Loredana Campitelli – non soltanto, dunque, per gli agricoltori e le imprese agricole, ma anche per le loro famiglie e i cittadini in generale. Cia è una organizzazione di categoria che tutela e sostiene l’agricoltura su più fronti: economico, sociale, fiscale, tecnico. L’ufficio territoriale dunque darà supporto, ad esempio, per pratiche agricole e amministrative sui sostegni comunitari, nazionali e regionali, consulenza tecnica per miglioramento aziendale, sostenibilità e competitività, informazioni su normative agricole, filiere agricole, mercati e innovazione”.
L’ufficio di Osimo offre anche i servizi di centri specializzati affiliati: CAF CIA per assistenza fiscale a imprese, lavoratori, famiglie e pensionati, patronato INAC (patronato) per assistenza previdenziale, welfare, infortuni, invalidità, pratiche di immigrazione e contenziosi.
di Roberto Valeri
30/01/2026







