
Cabaret Amore Mio, prima serata nel segno di Lundini

Tante risate, nemmeno una goccia di pioggia.
E' iniziata nel migliore dei modi la trentasettesima edizione di "Cabaret Amore Mio!", il Festival Nazionale dell'Umorisimo di Grottammare che è ormai, da tempo, trampolino di lancio per i nuovi comici: basterebbe solo pensare che da qui sono passati, negli anni, "mostri sacri" come Paolantoni e Sarcinelli, Giovanni Cacioppo, Alessandro Di Carlo e l'elenco potrebbe essere ancora lungo.
Quest'anno, come peraltro preannunciato in conferenza stampa, sono emersi numerosi temi delicati, il che d'altronde è una delle missioni esiziali della comicità, quella di "castigare, ridendo, i costumi".
E, magia della regia nella splendida atmosfera all'Arena del Parco dei Principi, per parlare della guerra si è materializzato addirittura Charlie Chaplin con il suo "Discorso all'Umanità" tratta da "Il Grande Dittatore": una scelta coraggiosa, se consideriamo che per lo spessore di quelle parole, il monologo all'epoca venne censurato praticamente in tutta Europa. L'universalità di quel'appello, "uniamoci tutti", è stato il forte, giusto e nel contempo discreto tributo del Festival ad una richiesta di pace, prima che l'istinto alla distruzione ci travolga di nuovo.
Dopo un'introduzione così significativa, il Festival è andato avanti velocemente grazie alla bravura del direttore artistico Stefano Vigilante, brillantemente coadiuvato da Barbara Foria e dagli inserimenti del presidente di giuria, 'Nduccio. I nuovi comici sul palco hanno portato in scena le contraddizioni della nostra società, con abilità e (per fortuna) ricorrendo il minimo indispensabile alla solita parolaccia che strappa applausi.
Silvia Priscilla Bruni ha analizzato l'assurda logica delle fiabe, Francesco Porcu ha basato l'intervento sulla progressiva scomparsa dell'uomo, quale figura distinta, ora alla disperata ricerca di somigliare a un ideale di bellezza che lo porta a frequentare palestre e porre in essere stratagemmi frutto più di una pressione mediatica che della sua volontà. Chi abita in Veneto, ci ha ricordato Mauro Lazzarin, non può assolutamente essere disoccupato e nemmeno astemio, giocando nei minuti a disposizione con il grande tema dell'ipocrisia, che Daniela Carta ha ripreso per chiedersi come mai non si possa avere una relazione amorosa in cui "ognuno se ne sta a casa sua". Alessandro Bisonni, d'altro canto, ha analizzato pro e contro dell'essere single, spesso non per scelta, mentre Vincenzo Emmanuello (che ci ricorda un po' Giovanni Cacioppo per cadenza e movenze) ha portato a Grottammare un pezzo sull'immigrazione, per la precisione in Svizzera dove lui non pensava di parlare "lo svizzero", ma capiva tutti: un modo come un altro per dire che, alla fine, stiamo emigrando tutti.
L'Arancia d'Oro è stata consegnata a Valerio Lundini, che rappresenta l'avanguardia della comicità surreale italiana e nella simulazione d'intervista con Stefano Vigilante ha dimostrato che è possibile, con un artista eclettico come lui, iniziare un discorso ma è impossibile sapere come "andrà a finire". Una specie di partita a scacchi in cui si possono studiare le aperture e le chiusure, ma certo non la fase centrale della partita.
Nella prima serata, gli ospiti hanno regalato agli spettatori altri due temi non da poco su cui riflettere: Adel, uno che "si sente che è romano" ma non si vede, ha messo a nudo il discorso sul razzismo, Daniele Gattano ha rovesciato simpaticamente l'argomento "omosessualità" rivendicando una specie di campagna contro gli etero. Comicità e sarcasmo.
Sabato, gran finale con l'Arancia d'Oro a Cinzia Leone: si preannuncia una gara all'ultimo voto della giuria, anche se bisogna ammettere che alcuni temi e alcune battute abbiano colpito meglio la platea dell'Arena Parco dei Principi.
di Roberto Valeri
30/07/2022







