
Sisto V, la storia negli "avvisi" del suo tempo

Il compito dello storico dovrebbe essere quello di risalire alle fonti, come peraltro quello di un buon giornalista: giornalismo e storia si sono intersecati, nella serata del 17 agosto scorso, durante la presentazione dei tre volumi su “Roma, l’Italia e l’Europa durante il pontificato di Sisto V (gli avvisi dal 1585 al 1590)”, realizzati da Don Vincenzo Catani, archivista della Diocesi di San Benedetto-Ripatransone-Montalto, presso il Giardino Comunale di Grottammare, alla presenza del Vescovo, Mons. Carlo Bresciani, del sindaco Enrico Piergallini, dei sindaci di Castignano, Fabio Polini e Rotella, Giovanni Borraccini.
"Questa è la pietra miliare degli eventi celebrativi su Sisto V - ha dichiarato il sindaco Enrico Piergallini nella sua introduzione - nell'ambito di un progetto voluto dal Vescovo e che ha trovato l'imprimatur unanime della Regione Marche, la quale come noto ha da tempo approvato una legge specifica per le celebrazioni sistine". "L'opera di Don Vincenzo - ha aggiunto il Vescovo Bresciani - è preziosa per la quantità d'informazioni, anche economiche e politiche, che fornisce sul periodo, permettendo di ricostruire il periodo di Sisto V".
Don Vincenzo Catani, in dieci anni di lavoro all'interno della Biblioteca Vaticana, ha consultato tutti i codici urbinati relativi agli avvisi dei quasi sei anni di pontificato sistino, "perché proprio alla corte di Urbino seppero conservare e catalogare tutti gli avvisi, che poi confluirono a Roma".
Gli "avvisi" (o "avisi") come ben spiegato nella sua relazione da Don Vincenzo Catani, erano delle brevi relazioni che venivano trasmesse a Roma da tutte le corti europee: venivano raccolti dagli antesignani di quelli che oggi chiameremmo "giornalisti di agenzia di stampa", riletti, rilegati e rimandati sotto forma di notiziario, gli "Avvisi Romani", alle stesse corti: un modo, attraverso i messaggeri dell'epoca, di far circolare le notizie. Naturalmente, le prime pagine erano dedicate a quello che accadeva a Roma e, dunque, "in questo modo - ricorda Don Vincenzo - noi sappiamo esattamente cosa fece, decise, volle Sisto V, al contrario delle notizie false contenute nel libro di Gregorio Leti".
Gregorio Leti, letterato e figlio di un nobile bolognese, scrisse su Sisto V un libro postumo "perché nipote di un Vescovo che non venne nominato cardinale da Sisto V e, dunque, divenne protestante. Questo lavoro sugli avvisi, dà piena luce sul tempo di Sisto V e completa l'opera di Suor Cecilia Sansolini che, invece, ha scritto il libro più importante sulla spiritualità di Sisto V, "Il pensiero teologico spirituale di Sisto V".
Quando morì Gregorio XIII°, le fazioni filospagnola e filofrancese non trovarono l'accordo e si decise di eleggere quale discendente di Pietro quello che alcuni chiamavano "l'asino marchigiano", un frate umile e messo da parte dal precedente pontefice che non vedeva di buon grado i prelati conventuali: purtroppo per loro e per la fortuna delle vicende della Chiesa, "Sisto V aveva già un programma ben preciso, quello derivante da Pio V e dal Concilio di Trento, che decise di applicare alla lettera, snellendo la curia romana, privandosi di 200 cortigiani inutli, obbligando vescovi e prelati a risiedere nella loro zona pastorale e di andare a Roma almeno una volta ogni tre anni, cinque per chi non era italiano, per il cosiddetto redde rationem, per rendere conto del proprio operato".
Un'opera, quella di Don Vincenzo Catani, non certo da lettura amena ma da consultazione, impreziosita da circa quaranta pagine d'introduzione storica per ognuno dei tre volumi (1585-1586, 1587-1588 e 1589-1590) e dagli avvisi stessi che, inequivocabilmente, ci riportano la cronaca dell'epoca: guerre, pestilenze, problemi della curia ma anche pettegolezzi, vicende di vita comune con cui il "Papa tosto" ebbe realmente a che fare, al netto delle fake news.
di Roberto Valeri
18/08/2021







