
Fase 2, Spunti di riflessione sul Coronavirus

Da lunedì 4 maggio, l'Italia è entrata nella cosiddetta "fase 2" della pandemia da Coronavirus, allargando in maniera molto blanda le maglie della segregazione imposta alla popolazione dell'acuirsi della crisi sanitaria. In maniera molto empirica e in attesa di dati ufficiali, la semplice riapertura di qualche fabbrica e la possibilità, almeno nelle Marche, di tornare a fare una passeggiata in spiaggia sono due fattori che hanno già aumentato il traffico cittadino ed il numero di runners.
Sperando che il 18 maggio la fase 2 possa avere la prevista evoluzione, ci sono alcuni spunti di riflessione utili in un Mondo che, in futuro, potrebbe essere sempre più vittima di ondate incontrollate di virus: prima del Covid-19 c'è stata la Sars, tanto per dirne una.
Innanzitutto, abbiamo capito che la globalizzazione ha tanti vantaggi ma come ogni medaglia, ha il suo rovescio: la peste nera arrivò in Europa nel 1346, impiegando all'incirca quindici anni per giungere dal'Asia. Pur considerando ipotetiche le date fornite dal governo cinese, questo virus ha impiegato due mesi, nonostante l'Italia abbia interrotto per prima i voli da e per la Cina. Dunque, qualsiasi allarme epidemico, da oggi in poi, dovrebbe far scattare i protocolli sanitari molto prima del momento in cui in un Pronto Soccorso si presenti il "caso 1".
Di conseguenza, dovrebbero essere più che acquisite (oppure, in alternativa, pubblicizzate in modo martellante ben oltre la fine di questa crisi) tutte le norme igieniche di base: vedere tutorial su come ci si lavano le mani e sulla necessità di non starnutire "verso la platea dei presenti" fa riflettere.
Ulteriore, ancor più importante conseguenza, è quella di investire nella sanità: sbloccare il numero chiuso di accesso alle facoltà universitarie, per non dover reperire medici ed infermieri in fretta; rivalutare gli ospedali di prossimità facendo marcia indietro sugli accorpamenti dei nosocomi per non dover costruire ospedali in fiera ed avere un numero di terapie intensive capace di reggere, almeno, il primo urto di una futura epidemia.
Per l'Italia, in special modo, ci sarebbe anche l'obbligo di tornare ad investire nella ricerca: mettere fine alla fuga dei cervelli, da oggi, diventa un obbligo, non un vezzo.
Così preparati, in futuro non saremo probabilmente più costretti a bloccare la nostra economia: il Paese sconterà un -9% di PIL "senza se e senza ma", come va tanto di moda dire nell'attuale gergo politichese.
Un'ultimo appunto va fatto all'informazione: non sarà un problema sentito come quello dell'obbligo delle mascherine nei luoghi pubblici, ma va detto che siamo stati colpiti, in quarantena, anche da un eccesso di notizie false. Gatti malati di Coronavirus, virus capace di diffondersi a decine di metri di distanza, virus incapace di diffondersi nei ceppi non caucasici, virus in grado di vivere giorni su determinate superfici, virus mutato "anzi no", per non contare le volte in cui il vaccino è sembrato essere pronto e tralasciando i suggerimenti di iniettarsi...amuchina. Bisognerà imparare a fidarsi solo delle dichiarazioni ufficiali e di fonti controllate, fermo restando che anche in quel caso non siamo stati brillanti: basti ricordare la necessità/non necessità iniziale delle mascherine, viste in principio solo come origine di panico ingiustificato.
"Et vos estote parati", in definitiva.
Al Coronavirus si troverà un rimedio, alla mania di improvvisare (che non è stata solo italiana, in questa vicenda) invece?
di Roberto Valeri
04/05/2020







