Jonathan, quarant'anni ad ali spiegate

San Benedetto Del Tronto - La cerimonia per i quarant'anni del monumento simbolo della capacità dei sambenedettesi di spingersi oltre ogni limite.

Ci sono monumenti che raccontano una città. Il Gabbiano Jonathan Livingston, per San Benedetto del Tronto, fa qualcosa di più: le somiglia. Ha il mare davanti, le radici salde sul molo e quello slancio verso l'alto che appartiene a chi ha imparato a guardare lontano senza dimenticare da dove viene. Attorno all'opera di Mario Lupo, nelle giornate del 17 e 18 ottobre, San Benedetto ha ritrovato una parte di sé, celebrando quarant'anni di una storia nata dalla volontà dei suoi cittadini.
 
Il saluto della marineria, nel momento in cui veniva scoperta la targa ricordo al Molo Sud, ha ricondotto l'anniversario alla sua dimensione più autentica. Proprio lì, fra il porto e il mare aperto, Jonathan è diventato nel tempo una presenza familiare: per chi torna a terra, per chi parte, per chi percorre la passeggiata e in quel cerchio riconosce immediatamente casa.
 
Le celebrazioni, promosse dal Circolo dei Sambenedettesi e da Maristella Lupo con il patrocinio del Comune, hanno intrecciato memoria, arte e appartenenza. Domenica l'esibizione "Ali di luce: Il volo di Jonathan", dei ballerini della scuola DanzaSia, ha aperto la mattinata davanti al monumento. Sono seguiti i saluti delle autorità e del presidente del Circolo, Gino Troli, il racconto di Maristella Lupo, le letture e i ricordi affidati a Piergiorgio Cinì e Giancarlo Brandimarti. L'inaugurazione della targa commemorativa ha consegnato al futuro il ricordo di questo anniversario.

"Il monumento - ha detto nel suo intervento il sindaco Domenico Mozzoni - permette ai sambenedettesi tutti di dire "sì, ci rappresenta" perché anche noi abbiamo fatto e possiamo tornare a fare qualcosa di diverso dagli schemi". Il periodo in cui il monumento venne inaugurato era, col senno di poi, quello della coda del fenomeno del terrorismo di matrice comunista denominato "brigatismo rosso". I capi storici delle Brigate Rosse, infatti, ne dichiararono la conclusione poco meno di un anno dopo, nel marzo 1987 e, all'epoca, il Vescovo della Diocesi di San Benedetto del Tronto, Monsignor Giuseppe Chiaretti, sottolineò durante il suo intervento all'inaugurazione la distanza tra il messaggio di morte brigatista e quello positivo dell'opera di Mario Lupo: "Il Gabbiano Livingstone è una metafora. Se nella stagione dell'adolescenza e della giovinezza, il cuore si apre alla speranza, allora lo stupore si annida per sempre nel cuore. Se invece vincono la noia, la paura e la rabbia, allora sopraggiunge il gelo di una vita inutile e si cercano stupefazioni artificiali".
 
Per capire perché Jonathan appartenga così profondamente ai sambenedettesi, dunque, bisogna tornare al 1978, quando il Circolo dei Sambenedettesi propose a Mario Lupo di realizzare un monumento al gabbiano, anche se per uno di quei magnifici e imperscrutabili segni del destino, racconta Maristella Lupo, una copia del libro ispiratore venne donato all'artista da un amico nel 1973, con tanto di dedica ("questo libro ti porterà fortuna").-

L'opera fu inaugurata il 25 maggio 1986, al termine di un percorso sostenuto anche da una sottoscrizione pubblica per l'acquisto del bronzo. Alla sua nascita contribuirono cittadini, enti e privati: una città scelse di riconoscersi in un'opera e si impegnò per darle forma. In questa storia c'è un elemento popolare che il tempo non ha consumato. Jonathan nacque anche dai contributi di persone che desideravano lasciare qualcosa alla propria comunità.

E Lupo, nato a Giulianova e arrivato a San Benedetto dopo gli anni anconetani, rinunciò al compenso per il lavoro artistico, dedicandolo alla città che lo aveva accolto. Un gesto di gratitudine che racconta quanto si possa diventare sambenedettesi attraverso gli affetti, le scelte e la condivisione di un destino.

L'artista trovò la soluzione per la struttura del monumento osservando il segno lasciato da un bicchiere di vino sulla tovaglia di un ristorante romano. Da quell'impronta nacque l'idea del cerchio: il legame fra Jonathan, proteso verso l'alto, e gli altri gabbiani più in basso. L'acciaio e il bronzo diedero consistenza al volo e al rapporto fra individuo e comunità, ispirato al protagonista del libro di Richard Bach. Proprio l'autore, che nel 1986 inviò a Mario Lupo una cartolina in cui apprezzava l'opera e la riteneva perfettamente aderente allo spirito del suo romanzo, si è rifatto vivo quando l'architetto Franco Mercuri, di Endeca, lo ha contattato ancora  attraverso il figlio James Marcus Bach, inviandogli fotografie attuali del monumento e la riproduzione della cartolina spedita dallo scrittore a Mario Lupo nel 1986. "How proud the residents of San Benedetto del Tronto must be of the iconic sculpture", ha scritto l'autore e questo sentimento nasce da un'attenta ricerca di Mario Lupo che diede al monumento un senso più profondo, trasformò l'omaggio a "un" gabbiano nell'omaggio a "quel" gabbiano.
Sul Molo Sud, quella ricerca ha incontrato la storia di una città cresciuta misurandosi con il mare. La fatica del lavoro, l'incertezza delle partenze, l'attesa dei ritorni: è anche attraverso queste esperienze che i sambenedettesi possono leggere il monumento. Il volo di Jonathan parla alla tenacia di chi affronta le difficoltà e alla libertà di chi cerca una strada propria, portando con sé le proprie origini.

A raccogliere questa eredità sono stati anche gli studenti del Liceo scientifico "B. Rosetti", protagonisti della mattinata di sabato all'Auditorium. La proiezione del documentario "Mario Lupo – La mia vita per l'arte", di Giacomo Cagnetti e Rovero Impiglia, ha affiancato l'esposizione e la premiazione dei lavori del progetto "Arte e Intelligenza Artificiale", realizzati nell'anno scolastico 2025/2026. Nel pomeriggio, testimonianze e immagini hanno ripercorso gli anni trascorsi dall'incarico all'inaugurazione. Il coinvolgimento dei ragazzi ha dato all'anniversario un significato ulteriore: conoscere come è nato un simbolo della propria città significa anche imparare a sentirlo proprio.
 
Il quarantennale, coinciso con il centenario della nascita di Lupo, ha trovato il monumento restituito alla sua integrità. A maggio il Comune aveva ricollocato il gabbiano in bronzo divelto dai vandali nel 2024, ripristinato l'illuminazione e recuperato basamento, sedute e pavimentazione, dopo le sollecitazioni del Circolo dei Sambenedettesi. Prendersi cura di Jonathan è un modo concreto di custodire una storia comune.
 
Quarant'anni dopo, quel cerchio continua a incorniciare il mare di San Benedetto. Lo attraversano gli sguardi di generazioni diverse, ciascuna con i propri ricordi, tutte davanti allo stesso orizzonte. E forse l'orgoglio di essere sambenedettesi sta anche qui: sapere che quel gabbiano, conosciuto e fotografato da tanti, è nato perché una comunità lo ha voluto. Guardarlo e poter dire: lo abbiamo fatto noi.

Foto: Emanuele Santori
 
 

di Roberto Valeri

18/10/2026

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