
RE-WINE, dal suolo al calice per un Verdicchio più sostenibile
Cupramontana - Il progetto dedicato alla "Viticoltura biologico-rigenerativa e ottimizzazione delle risorse di territorio", è stato presentato a Cupramontana.

Migliorare la fertilità dei suoli, ridurre costi e risorse esterne, valorizzare il Verdicchio dei Castelli di Jesi. Sono gli obiettivi di RE-WINE, il progetto sulla "Viticoltura biologico-rigenerativa e ottimizzazione delle risorse di territorio", presentato nella Sala del Torchio del MIG - Musei in Grotta, nel corso di un convegno organizzato da Cia-Agricoltori Italiani di Ancona.
“Questo convegno – ha detto il dottore agronomo Cia Ancona, Dimitri Giardini - è la presentazione di quello che si farà nell'arco di tre anni, sono progetti innovativi in cui l'università applicherà sul campo quelli che erano i risultati della ricerca per vederne gli effetti. Il progetto tratta del mondo del vitivinicolo e dei cambiamenti climatici e di quelle che sono le strategie che si utilizzeranno sia per risolvere o quantomeno mitigare la problematica in campo o in cantina”.
Il convegno si è aperto con i saluti di Enrico Giampieri, sindaco di Cupramontana, Bruno Garbini, presidente di Arca Srl Benefit, e Franco Gianangeli, presidente di Cia-Agricoltori Italiani di Ancona. Alla presentazione dei partner, sono seguiti gli approfondimenti tecnici. Vania Lanari, professoressa associata del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari ed ambientali dell'Università Politecnica delle Marche, ha affrontato il tema delle tecniche di viticoltura biologico-rigenerativa per la gestione del suolo. L'enologo Giulio Piazzini è intervenuto sulle sperimentazioni sul Verdicchio in vigna e in cantina per la valorizzazione della Doc Castelli di Jesi, illustrandone obiettivi e prospettive. "Dal suolo al calice" il titolo dell'intervento di Dominique Serrani, pedologa e consulente di Arca Srl Benefit. Le conclusioni sono state affidate a Valentina Piselli, dottore agronomo di Arca Srl Benefit.
La sperimentazione integra gestione del vigneto e innovazione enologica. Tra i filari saranno seminate su sodo colture di servizio per proteggere il terreno, favorire l'infiltrazione dell'acqua e la fissazione dell'azoto, riducendo lavorazioni ed emissioni. Nel sottofila, green mulching e pacciamature organiche serviranno a contenere le infestanti, anche riutilizzando trinciato verde, biochar e sottoprodotti di altre filiere.
In cantina, le fermentazioni spontanee con lieviti indigeni punteranno a ridurre lieviti commerciali e nutrienti azotati esterni, valorizzando l'identità territoriale del vino, la freschezza e l'acidità. Tra gli obiettivi figura anche un minore potenziale alcolico.
Un monitoraggio triennale dei suoli e della qualità delle uve permetterà di valutare l'efficacia delle pratiche. I benefici attesi sono maggiore fertilità e accumulo di carbonio, minori perdite di acqua e nutrienti e una riduzione dei costi, a vantaggio della sostenibilità economica e ambientale delle aziende.
Capofila del progetto è la Società agricola Le Brecciole, affiancata dall'Università Politecnica delle Marche, da Arca Srl Benefit, dall'Azienda agricola Dottori Edoardo, dalla Società agricola La Staffa di Baldi Riccardo, dall'Azienda agricola Vignamato, dalla Fattoria Coroncino di Valerio Canestrari, dall'Istituto di istruzione superiore "P. Cuppari - S. Salvati" e da Cia-Agricoltori Italiani di Ancona. L'iniziativa è realizzata con il contributo del CSR Marche, intervento SRG01 per il sostegno ai Gruppi operativi PEI AGRI.
di Roberto Valeri
16/10/2026







