
I "no" che non dobbiamo accettare.
San Benedetto Del Tronto - Appuntamento con il derby: orgoglio e destino s'incrociano al Riviera delle Palme.

Mercoledì 4 marzo si gioca una partita che non sarà una partita qualunque. Non lo è mai, quando di fronte c’è l’Ascoli.
Ma questa volta, più che nel lontano 1986, il derby sembra carico di un senso ulteriore: la sfida contro il pronostico, contro la sorte, contro quei tanti “no” che in queste settimane sembrano rimbombare come un’eco fastidiosa. Anche quarant'anni fa, i nostri dirimpettai erano proiettati verso la promozione nella categoria superiore, ma la Sambenedettese non era sulla carta così sfavorita come quest'anno.
Ma questa volta, più che nel lontano 1986, il derby sembra carico di un senso ulteriore: la sfida contro il pronostico, contro la sorte, contro quei tanti “no” che in queste settimane sembrano rimbombare come un’eco fastidiosa. Anche quarant'anni fa, i nostri dirimpettai erano proiettati verso la promozione nella categoria superiore, ma la Sambenedettese non era sulla carta così sfavorita come quest'anno.
Al netto degli errori societari e tecnici, alla Sambenedettese di quest’anno manca un po’ di fortuna. Il gol di Lonardo sfiorato a Carpi, l’arbitraggio disastroso con la Vis Pesaro, il Guidonia che vince al Riviera con un tiro in porta. E si potrebbe continuare, mettendo in conto anche le occasioni sciupate nello 0-0 contro il Livorno. Episodi che pesano. Episodi che, messi in fila, sembrano scrivere un copione con una trama già scritta.
Avvicinandoci al derby, verrebbe quasi spontaneo chiedere qualcosa indietro agli dei del calcio. Un rimbalzo favorevole, una deviazione decisiva, un soffio di vento amico. Ma la Sambenedettese, in 103 anni di storia, non ha mai costruito il proprio destino aspettando benevolenze dall’Olimpo.
Nella mitologia greca non vince sempre il più forte. Ulisse abbatte il ciclope Polifemo non con la forza, ma con l’ingegno. Davide – qui non di mitologia greca ma di tradizione biblica parliamo – sconfigge Golia con una fionda e il coraggio. E ancora: Perseo decapita Medusa guardandola riflessa nello scudo, trasformando la propria fragilità in strategia.
Fermiamoci qui. La lezione è sempre la stessa: quando il pronostico è schiacciante, resta lo spazio per l’orgoglio. Per l’astuzia. Per la lotta.
La Sambenedettese tutto quello che ha conquistato l’ha ottenuto con sacrificio, sudore, sofferenza. Con la lotta. Con la grinta. Con quella “garra” che in Sud America è una religione laica. L’ha ottenuto spesso “sola contro tutti”. E sarà così anche mercoledì prossimo.
Potremo contare solo su noi stessi. Sulle invenzioni che Boscaglia saprà trovare. Sulla curva, sempre presente, sempre fedele. Sul Riviera delle Palme che deve trasformarsi in Ballarin, in una bolgia capace di spingere oltre i limiti. Non è questione di tattica: è questione di identità.
Perché c’è una narrazione che sembra già pronta: che il denaro vince sempre, che i pronostici non si ribaltano, che se tutti ti dicono “no” bisogna farsene una ragione.
No. I “no” non ci spaventano. Non ci hanno mai spaventato, non li abbiamo mai accettati passivamente.
Non ci impediranno di combattere fino allo stremo. Sul campo e prima ancora sugli spalti. Mercoledì non si tratta soltanto di provare a vincere (o a non perdere) una partita. Si tratta di dimostrare che non sempre è “tutto previsto”. Che il destino non è un copione già scritto. Che anche quando gli dei sembrano distratti, quando non palesemente ostili, esiste ancora una forza più antica: l’orgoglio di una maglia, di una città, di una storia lunga 103 anni.
Siamo la Samb.
Comportiamoci da sambenedettesi.
di Roberto Valeri
02/03/2026







